L’altro giorno mi sono reso conto che la maggior parte delle persone pensa in termini assoluti rispetto alla propria carriera. “Sarò un commerciale”, “Lavorerò per Bending Spoons”, “Voglio fare il designer”. Io ho sempre pensato alla mia carriera come una serie di progetti, non lavori.
Progetti… che vanno immaginati, costruiti (messi a terra direbbe qualcuno), van trovati i soldi per farli e poi van fatti davvero, implementati, misurati e soprattutto, conclusi. Alcuni progetti prendono vita propria e vanno per la loro strada, altri esplodono come fuochi d’artificio e poi scompaiono nel nulla, come se non fossero mai esistiti. Ma i progetti, uno dopo l’altro, molti in contemporanea, hanno segnato la mia carriera. Fortunatamente, il mondo intorno a me ha cooperato e la nostra cultura si è spostata lentamente dal concetto di “lavoro strutturato, a tempo indeterminato, come se fosse una scelta, una vocazione” ai PROGETTI.
Ho avuto una approccio in due momenti.
Il primo è stato trovare un compagno, un partner, un modo per non sentirmi solo, qualcuno a cui assegnare il ruolo da protagonista sulla scena, ritagliandomi spesso il ruolo di braccio operativo, di progettista dietro le quinte, di operatore della cabina di regia, di operatore sul campo.
Questo spesso ha comportato un disallineamento, una mancanza di equità del rapporto, che all’aumentare del carico di lavoro spesso non corrispondeva alle gratificazioni intermedie o alla gratificazione finale. I soldi.
Il secondo è la creazione di una rete di connessioni, tecnologie e confidenza nelle capacità dei team che, progetto dopo progetto, ho imparato a creare e governare. Perché nessun progetto è abbastanza piccolo da poter fare tutto da solo. La complessità, le tempistiche e le nicchie affollate di professionisti sono diventati la mia passione.
Le fasi dei progetti:
- ostacolo creativo
- visione dei risultati sperati
- condivisione della visione
- essere respinti
- trovare una casa, un posto, un senso
- prototipare e costruire
- revisionare e modificare
- lancio
- propagazione e crescita
- lasciar andare
sono un ciclo che nella mia vita ho amato in ogni sfaccettatura e ad ogni fallimento. Questa fasi sono il mio compito, il mio lavoro, la materia di cui sono fatto.
Nel tempo, il modo di progettare è cambiato. Grazie a strumenti digitali, confronti internazionali, piattaforme di microlavoro e intelligenze artificiali, costruire progetti è diventato più economico. Se vuoi pubblicare qualcosa, ci sono piattaforme pronte, se vuoi distribuire un video, ci sono contenitori per ogni tipo di pubblico, se vuoi che qualcosa venga disegnato non devi conoscere un illustratrice, tutto questo è meno “caro” di 20 anni fa, ma è tutto più disperso, frammentato e spesso il rischio di perdere coerenza è alto.
Lanciare un prodotto è sempre più facile, la pubblicità ha una manciata di fornitori efficaci che conoscono benissimo il loro pubblico, senza bisogno di agenzie intermediarie o guru del marketing.
Dall’altra parte di queste semplificazioni e risparmi economici, scavare in profondità una tematica o un bisogno è sempre più difficile, perché qualcuno lo ha già fatto prima di te.
Per me il trucco non è mai rappresentare il cliente o l’editore o il venditore.
Il trucco è che il progetto parli per il progetto, che sia auto esplicativo. Che tutti i pezzi vadano al loro posto nel tempo di propagazione.
Mi sono accorto che negli anni, ogni progetto diventava sempre più personale, sempre più mio. La mancanza di controllo dall’alto è stata affascinante. Più aumentava la mia confidenza in persone e strumenti, meno il cliente sentiva il bisogno di controllare ogni fase del lavoro.
L’unica persona con cui c’era un controllo reciproco è sempre stato il partner che sceglievo per ogni progetto.
Non è sempre semplice lanciare al pubblico il lavoro autonomo e non supervisionato dal cliente, ma quando abbiamo avuto la serenità di poterlo fare, i risultati hanno sempre soddisfatto le aspettative.
Sono tanti i progetti a cui ho lavorato nei quasi 25 anni di lavoro.
Non vedo l’ora di poterli elencare tutti qui sotto, ma per ora questo resta un post interrotto.
